Ce n’est pas un rêve.

Un giorno di qualche anno fa, Ane provò per la prima volta le gioie di un’iniziazione.
O almeno, le gioie erano quelle che si sarebbe aspettata, quando sentì parlare per la prima volta di battesimo del corpo.
Da adolescente, gli occhi che le si puntavano addosso riusciva a evitarli solo bardandosi dietro a una corazza degna dell’Astolfo di Vecchioni. Centimetri di stoffa che la separavano da ciò che temeva di più.
Poi vennero i baci, umidi e desiderati, il primo passaggio verso l’abbandono di una vita che non le somigliava più, e con loro una consapevolezza che non sognava di avere.
Ane cresceva e il suo corpo cambiava. Non più riccioli, non più adolescenza, non più tenere e inconsapevoli goffaggini, ma sguardi che sapevano cosa avrebbero ottenuto, se solo avesse voluto.
Scoprì che le sue strane inibizioni scatenavano il piacere. E lo scoprì ascoltando proprio quella canzone di Battiato mentre qualcuno le diceva che le cose stavano proprio così. Era l’inizio di tutto.
E Ane, ancora una volta, per capire cosa le stia succedendo e come sia arrivata fin qui, ha bisogno di scriverlo, per non affondare più, o almeno non tanto da non ritrovare il respiro.
Di scriverlo a degli sconosciuti che di lei sapranno solo quello che leggeranno o vorranno percepire.
Ma di tempo ce n’è, ed è solo l’inizio.

“Je ne suis que de passage.”

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