La mia anima pesa quanto un lemming.

Non so come sia stata la vostra dolescenza e non so nemmeno se ne abbiate avuto una.
La mia è cominciata troppo presto ed è finita fin troppo tardi, quando stavano per spuntare i primi capelli bianchi prematuri o forse c’erano già, ma ignoravo il problema come ignoro tuttora l’estratto conto della banca. E non uno qualsiasi, ma il mio.

Ho un’età indefinita fra i venti e i quarant’anni e forse un giorno festeggerò un compleanno anch’io.

Vivo (vivevo, ora non mi invidiereste più tanto) in un posto che se vi dicessi qual è, molto probabilmente mi invidiereste e non potrei impedirvelo, quindi evito di farvi provare questo vizio capitale e non ve lo dico proprio.

Ma prima di arrivare qui non ho avuto vita molto facile.
Se avessi fatto leggere la mia storia a Jane Eyre, mi avrebbe guardato di sicuro con aria compassionevole, e brandendo una Bibbia come fosse l’unica mia ancora di salvezza, avrebbe detto, col suo incantevole accento britannico:
Certo che stai proprio inguaiata.

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