Ce n’est pas un rêve.

Un giorno di qualche anno fa, Ane provò per la prima volta le gioie di un’iniziazione.
O almeno, le gioie erano quelle che si sarebbe aspettata, quando sentì parlare per la prima volta di battesimo del corpo.
Da adolescente, gli occhi che le si puntavano addosso riusciva a evitarli solo bardandosi dietro a una corazza degna dell’Astolfo di Vecchioni. Centimetri di stoffa che la separavano da ciò che temeva di più.
Poi vennero i baci, umidi e desiderati, il primo passaggio verso l’abbandono di una vita che non le somigliava più, e con loro una consapevolezza che non sognava di avere.
Ane cresceva e il suo corpo cambiava. Non più riccioli, non più adolescenza, non più tenere e inconsapevoli goffaggini, ma sguardi che sapevano cosa avrebbero ottenuto, se solo avesse voluto.
Scoprì che le sue strane inibizioni scatenavano il piacere. E lo scoprì ascoltando proprio quella canzone di Battiato mentre qualcuno le diceva che le cose stavano proprio così. Era l’inizio di tutto.
E Ane, ancora una volta, per capire cosa le stia succedendo e come sia arrivata fin qui, ha bisogno di scriverlo, per non affondare più, o almeno non tanto da non ritrovare il respiro.
Di scriverlo a degli sconosciuti che di lei sapranno solo quello che leggeranno o vorranno percepire.
Ma di tempo ce n’è, ed è solo l’inizio.

“Je ne suis que de passage.”

La mia anima pesa quanto un lemming.

Non so come sia stata la vostra dolescenza e non so nemmeno se ne abbiate avuto una.
La mia è cominciata troppo presto ed è finita fin troppo tardi, quando stavano per spuntare i primi capelli bianchi prematuri o forse c’erano già, ma ignoravo il problema come ignoro tuttora l’estratto conto della banca. E non uno qualsiasi, ma il mio.

Ho un’età indefinita fra i venti e i quarant’anni e forse un giorno festeggerò un compleanno anch’io.

Vivo (vivevo, ora non mi invidiereste più tanto) in un posto che se vi dicessi qual è, molto probabilmente mi invidiereste e non potrei impedirvelo, quindi evito di farvi provare questo vizio capitale e non ve lo dico proprio.

Ma prima di arrivare qui non ho avuto vita molto facile.
Se avessi fatto leggere la mia storia a Jane Eyre, mi avrebbe guardato di sicuro con aria compassionevole, e brandendo una Bibbia come fosse l’unica mia ancora di salvezza, avrebbe detto, col suo incantevole accento britannico:
Certo che stai proprio inguaiata.